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La galassia di Madre 106

Il ministro Andrea Hass si alzò presto come ogni mattina, come ogni mattina guardò per prima cosa la finestra della camera, come ogni mattina la trovò vuota e libera, come ogni mattina si chiese per quanto tempo lo sarebbe rimasta, poi come ogni mattina la sua giornata cominciò e altri pensieri lo portarono verso altre strade, non necessariamente migliori. Ma era una bella giornata, o almeno una giornata non brutta, e non valeva la pena di guastarsela subito con preoccupazioni e seghe mentali. A questo provvedeva sempre il suo ingresso in ufficio.

Paula era ancora a letto, il che contava come lato positivo. Era raro che si alzasse presto, sua figlia. In un’altra vita Hass se ne sarebbe probabilmente lamentato, perché il vizio di restare a letto fino a tardi era la radice di tutti i mali, nella sua particolare visione del mondo e della società. Passa troppo tempo a rotolarti nel letto, invece di scattare in piedi e affrontare la nuova giornata, e non sarai mai niente di meglio di un mollusco, o una tenia annidata nell’intestino della società, parassita inutile e ributtante. Come la maggior parte della gente che doveva frequentare ogni giorno nel suo ruolo di ministro della Difesa, secondo il suo modesto parere.

Ma la vita di Hass non era un’altra vita: era quella che stava vivendo, dove i giochi di prestigio di Madre avevano preso una moglie per farla diventare una figlia. Per un dato valore di figlia. Così le lamentele restavano a galleggiare nell’oceano del non detto, relitti dimenticabili e dimenticati, e che Paula si alzasse pure quando voleva. Era meno rischioso, dopotutto. E fare colazione a casa poteva diventare quasi piacevole, per quanto solitario e silenzioso fosse. O forse proprio perché lo era.

Uscì. Raggiunse la sede del ministero senza problemi, salutò il personale all’ingresso, salì verso il proprio ufficio, entrò, sedette, controllò i messaggi in arrivo, si bloccò.

Ce n’erano due in evidenza: uno di Thoreau (cosa voleva adesso?) e uno di Leonardi. Il secondo era il più preoccupante, così partì dal primo. Che non avrebbe meritato di essere messo in evidenza e il ministro Hass maledisse a bassa voce il gestore automatico dei suoi contatti. A volte gli umani erano ancora migliori dei programmi, almeno in certi campi. Campi come la gestione delle teste degli altri esseri umani. Un segretario reale non avrebbe mai assegnato una qualche priorità a quel messaggio di Thoreau, ma pazienza, era andata così.

Chiedeva conferme, Thoreau. Rassicurazioni. Hass alzò gli occhi e scosse la testa. Umanamente lo poteva anche capire: dopo la purga leonardiana che gli aveva fatto perdere il lavoro su Madre e che lo aveva condannato al limbo terrestre della disoccupazione prepensionistica, una certa ansietà era inevitabile, ma restava comunque più palloso di una fidanzatina adolescente. Oh beh, della risposta si poteva occupare il suo staff. Dopotutto dovevano pure fare qualcosa per guadagnarsi lo stipendio.

Hass accantonò Thoreau e passò a Leonardi. Gli aveva spedito un messaggio, invece di contattarlo in modo più diretto, ma da certa gente non ti potevi mai aspettare molto. Se era gente con cui avevi divergenze di vedute che duravano ormai da oltre un decennio, allora non ti potevi proprio aspettare qualcosa: prendevi quello che arrivava e di solito lo controllavi con cura prima di aprirlo, giusto per stare sul sicuro, metti caso che.

Hass sapeva che Leonardi era stato di nuovo su Madre, di nuovo attraverso una copia invece che di persona. Sapeva anche che era sceso nei pozzi. Sapeva anche chi fosse stato a convocarlo, o almeno a richiedere un incontro. Non sapeva ma sospettava i moventi e di cosa avessero discusso: se non si trattava di una revisione degli accordi, doveva comunque trovarsi a portata di orecchio. Ma non era andata proprio come Leonardi avrebbe desiderato, almeno a giudicare dal messaggio di risposta che gli aveva inviato. Anzi, pareva addirittura che il vecchiaccio cominciasse ad avere ripensamenti e a volte anche contemplare da lontano l’eventualità che non tutto fosse stato compiuto nel migliore dei modi possibili. Il che non sarebbe stato strano, perché Leonardi era sempre pronto ad accusare ogni altra persona di sbagliare e basta ed essere un completo incompetente. La novità era che in quel suo messaggio di risposta, per la prima volta a memoria di uomo (o almeno a memoria di Hass), c’era il più velato degli accenni a un possibile errore suo, suo di Leonardi stesso.

Non lo chiamava errore, ovvio, ed era soltanto un accenno. Pure, esisteva. Quindi era un messaggio da maneggiare con molta, molta cautela, perché poteva esploderti in faccia in qualsiasi momento. E forse non solo su un piano figurato. Hass sorrise. Quando Leonardi sembrava toccato da umiltà o da ripensamenti, la fregatura per te era sempre dietro l’angolo. E spesso anche sotto il pavimento, sul soffitto e più o meno in ogni punto in cui sia possibile nascondere una trappola, nonché in molti di quelli in cui sembrava impossibile poter nascondere trappole. Leonardi era un serpente velenoso e da buon serpente era vigliacco e colpiva a tradimento, di solito sotto la cintura.

Che avessero autorizzato lo studioso svarghiano ad accedere a Madre per tenere una conferenza era un brutto segno, specie perché l’autorizzazione veniva da Leonardi in persona e dopo che era stata rifiutata in un primo tempo. Di cosa avevano discusso nei pozzi? Hass avrebbe dato volentieri anche un braccio (altrui) per saperlo, ma l’unica altra persona a scendere assieme a Leonardi in scatola era stato il generale Petkovic, non qualcuno che avrebbe parlato volentieri con lui. Non che avesse poi importanza: improbabile che Petkovic sapesse più di quanto Leonardi gli aveva permesso di sapere.

Ma i sospetti c’erano e i sospetti erano una brutta cosa. Uniti al messaggio di Thoreau, i sospetti si facevano molto meno sospetti. Hass non sarebbe stato sorpreso di scoprire che su Svarga sarebbero apparse nuove specie di insetti poco dopo il ritorno a casa del famoso studioso locale, quello che si era divertito per mesi a girare i mondi coloniali con le sue conferenze e la sua presunta scoperta sui giganti gassosi. Sospirò. Se la situazione non era già sfuggita dalle loro mani (ammesso e molto non concesso che fosse mai stata davvero nelle loro mani), allora mancava poco.