Adriano - racconti e altro

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Per toccare una mano

Ricordi?

L’uomo si massaggiò le tempie con delicatezza. Si sentiva stanco. Appena mattina e si sentiva già stanco. Fantastico. Sapeva anche il perché. Anzi, i perché. Il caso che lo attendeva, per cominciare. E poi... quello che aveva in testa. Che non aveva più in tensa. L’avevano avvertito, era difficile fare piazza pulita. Difficile cancellare tutto. Qualche traccia rimaneva spesso, anche dopo la rimozione. Bastava abituarsi, col tempo.

«Saranno solo echi, niente di più» aveva spiegato il tecnico. «Col temo spariranno anche quelli.»

Spazio al tempo, dunque. E spazio al nuovo caso di cui si doveva occupare adesso.

L’ospite stava arrivando. L’uomo lasciò scorrere lo sguardo sull’ufficio ordinato, piccolo, preciso. Il genere di ambiente che piaceva a lui. Con una mano richiamò i dettagli sul caso che lo attendeva. Il problema. Ne avrebbe discusso con l’esperto e avrebbero cercato assieme la soluzione. Se lo potevi chiamare esperto, ovvio. Sbuffò.

Non gli piaceva quel lavoro, ma era il suo lavoro. Non gli piaceva certa gente, ma era il suo lavoro. Bastava abituarsi, giusto? E fare in fretta. Il direttore voleva la perizia, il direttore avrebbe avuto la perizia. Sia fatta la sua volontà. E tutto per un pezzo di plastica. Si massaggiò di nuovo le tempie.

La porta si aprì e l’abitudine di anni lo fece scattare in piedi. Si afflosciò in un attimo, ricordando chi era il suo ospite. Uno andey; modello vecchio, per giunta. Lo vide avanzare sicuro, con la grazia del suo corpo artificiale. L’esperto consultato per il caso, già. L’uomo gli tese la mano controvoglia.

Lo andey non la strinse. Con un volto serafico, sedette di fronte a lui, ignorando il braccio allungato sopra la scrivania. C’era forse un mezzo sorriso, mentre lo guardava ritirare la mano non stretta.

Fai anche il superiore?, pensò l’uomo. Molto simpatico, non c’è che dire.

«Mi chiamo Gaizka Etxebarria» si presentò lo andey. «È stato il suo capo a contattarmi e richiedere una mia consulenza per il problema che si è verificato alla Synagov».

«L’incidente del robot rotto, già. Come compagnia assicurativa, abbiamo bisogno di...».

Lo andey alzò la mano a interromperlo.

«Mi dica».

«Non si tratta di un robot, lo sa. E non era rotto».

L’uomo non fece obiezioni. Era abituato a certe pignolerie, col suo lavoro.

«Ha ragione, dottor Extebarria, la prego di scusarmi. Il caso del corpo artificiale non funzionante, al palazzo della terza filiale della Synagov, giusto?».

«Giusto». Di nuovo il mezzo sorriso, forse il massimo che poteva spremere dalla faccia di plastica. O di materia organica artificiale, se si voleva fare i pignoli

«Come le avranno già detto, abbiamo bisogno di una perizia ufficiale, per escludere ogni eventualità di atto doloso, prima di procedere con il pagamento dell’indennizzo stipulato. Le indagini hanno per il momento stabilito la natura accidentale del mancato funzionamento, ma dobbiamo esserne sicuri, per evitare che si ripetano tentativi di frode già avvenuti in precedenza».

«Rimango sempre sorpreso, di fronte alla vostra efficienza. Anche ai miei tempi era così: meglio un investigatore assicurativo che un investigatore di polizia. Complimenti davvero».

Era ironico o serio? Lo stava sfottendo? L’uomo se lo chiese, ma non trovò una risposta. Proseguì e ignorò, come lo avevano educato a fare.

«Lo sa anche lei come vanno queste cose» replicò con un sorriso di circostanza. «Immagino che lei avrà già preso visione dei documenti che vi abbiamo spedito».

«Naturalmente, tutti molto dettagliati e precisi. Avrei però bisogno di osservare il corpo artificiale coi miei occhi, se la cosa è possibile. Si tratta di una procedura indispensabile, ai fini della perizia».

«Nessun problema per questo. Il corpo lo abbiamo in custodia noi, per assicurarci contro possibili manomissioni a opera di terzi. Dovrò soltanto avvisare la polizia, se lei riterrà necessario rimuovere i sigilli. Sempre per sicurezza, mi capisce».

«La capisco. Non credo ce ne sarà bisogno, ma glielo saprò dire solo dopo aver verificato».

«D’accordo, allora mi segua» disse, alzandosi. Gettò uno sguardo verso lo andey, mentre usciva dal suo ufficio. Sciolto e naturale, nonostante fosse una macchina. «Ha già formulato una sua ipotesi sulle cause dell’incidente?»

Gaizka Etxebarria sfoderò ancora una volta il mezzo sorriso.

«Suicidio».