Adriano - racconti e altro

homepage

Ultima pubblicazione:

Il gioco della finestra e della mosca

La finestra era sollevata di almeno una quarantina di centimetri e affacciata su un panorama urbano la cui bellezza era più teorica che reale. La mosca era immobile sul vetro interno. Ermanno Floppi la fissò, compresse le labbra, scosse la testa, incrementò la messa a fuoco degli occhiali, socchiuse le palpebre come un assonnato. Così andava meglio. Sarebbe andata ancora meglio se la mosca si fosse mossa, ma non si poteva pretendere troppo dalla vita, figurarsi poi da uno stupido dittero.

Come convincerla a uscire? Questo era il problema. Era anche la sfida, e il gioco. Anzi, lo sport: da pochi giorni l’avevano inserito alle olimpiadi estive ed Ermanno si era gasato tantissimo, come una bibita analcolica ad alto contenuto di zucchero. Non perché lui sarebbe andato alle olimpiadi, ovvio: neanche al torneo di quartiere lo avrebbero ammesso, se non come estrema riserva. Era però lo sport che lui praticava, l’unico in cui avesse ottenuto risultati superiori a zero (di poco, ma lo erano): che il CIO lo avesse infine riconosciuto come disciplina olimpica era proprio quello che serviva: adesso poteva rispondere a sua moglie che no, non stava facendo lo stupido. Stava facendo sport. Tiè.

Ma la mosca era ancora sul vetro. Ermanno Floppi sorrise spietato: non ci sarebbe rimasta a lungo. Il che era vero: probabilmente sarebbe volata in un altro punto della stanza, ma c’era anche almeno una possibilità che decidesse di uscire. Ermanno avrebbe puntato su quella possibilità, per rendere reale ciò che era solo possibile. Del resto, lo scopo era quello: convincere una maledetta mosca a uscire da una finestra parzialmente aperta. Più piccola l’apertura, maggiori i punti. Ma la mosca doveva uscire viva, e autonomamente.

Non uno sport facile, ma Ermanno si esercitava da anni. Ogni tanto ci riusciva pure.

Aveva cominciato da bambino. Prima le mosche le spiaccicava e basta, quando le prendeva, ma una volta l’addome di un dittero era esploso in uno schifosissimo grumo di larve bianche e piccole, una pallina di vermetti che si agitavano piano e. E basta: meglio non ricordare altro. Da allora Ermanno si era impegnato a buttarle fuori vive, e possibilmente intere. Era molto meno schifoso e da un certo punto di vista lo faceva sentire buono e nobile: stava risparmiando la vita di altre creature, no?

Gli anni erano passati, si erano fatti decenni, e il mondo era cambiato, se per mondo si intendeva la società umana. E in parte anche l’ecosistema. Adesso non c’erano più le mosche di una volta, anche perché le mosche non è che vivano molto a lungo. Vivevano sempre meno ed era ormai diventato un problema serio. Non tanto per le mosche, ma per altri insetti più simpatici e utili. O non molto simpatici, ma comunque utili. Il fatto è che morivano. A miliardi. Ed era un problema.

Dopo averlo risolto per anni dando la colpa a qualcun altro, si era infine deciso di puntare sul sano e vecchio egoismo illuminato: rendiamo gli insetti interessanti su un piano economico e mantenerli in vita diventerà redditizio anche per chi li odia. Così erano nati gli sport che li coinvolgevano. Afferra la cimice, guida la mosca alla finestra, rally di scarafaggi, e tanti altri: tutti nati per sensibilizzare la pubblica opinione, insegnare la convivenza tra specie diverse e palle varie. In teoria.

La pratica non era andata altrettanto bene. I giochi avevano avuto successo, ma non la convivenza pacifica: già nei primi mesi il tasso di insetti morti accidentalmente nelle nuove discipline era stato così elevato da far temere per un’accelerazione della loro scomparsa, nonostante fossero state scelte appositamente le specie più comuni e diffuse. A salvare il progetto dal fallimento era stata proprio la tecnologia, forse non molto illuminata ma di certo molto attenta alle nuove fonti di profitto.

Si erano così diffuse app per la realtà diminuita, che proiettavano insetti virtuali molto più realistici degli insetti reali. Con qualche semplice aggeggio smart potevi anche interagire con loro, meglio di quanto si potesse con gli insetti reali, e non rischiavi neppure di essere punto. Cosa si poteva volere di più? Una diretta streaming per le competizioni, ovvio. Una volta aggiunta anche questa opzione, il campo era spalancato per nuove, affascinanti discipline sportive. E forse qualcuno si sarebbe poi ricordato che gli insetti reali si stavano estinguendo alla massima velocità, ma non era un dettaglio così importante, adesso che si poteva giocare con gli insetti virtuali.

Ermanno Floppi se ne sbatteva alla grande di tutta la storia alla base degli sport: il punto era solo far uscire la mosca dalla finestra, nel minor tempo possibile. Vi si dedicò per quasi mezz’ora, a risultati alterni e sperimentando altezze diverse. Con un’apertura di mezzo metro ci riusciva quasi sempre, e abbastanza in fretta; a quota quaranta era ben più difficile; sotto i trenta doveva affidarsi al puro e semplice culo. Ma era sempre piacevole sentire il beep della finestra smart quando la mosca virtuale la attraversava e usciva. Ancora cinque successi e avrebbe guadagnato un altro livello in classifica.

Non ci sarebbe riuscito quel giorno. Tra un’ora circa sarebbe rientrata sua moglie, e di sicuro lo avrebbe costretto a interrompere le attività per fargli pulire il bagno, sistemare la sala o un altro dei mille lavoretti inutili che si divertiva a rifilargli. Un’ora era parecchio tempo, ma il problema era la temperatura esterna. Continuava a salire e la finestra si sarebbe sigillata molto prima, per attivare il climatizzatore e mantenere il clima interno sui valori più ottimali per il suo stato di salute.