Adriano - racconti e altro

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Perché?

Quanto tempo è trascorso? Non lo so. C’è un buco nella memoria, che inghiotte ogni cosa. Forse ha inghiottito anche me. Ma sono sdraiato. Ma sono sdraiato, su una superficie non comoda.

Apro gli occhi. Buio. Li richiudo. Sempre buio.

E silenzio? Quasi. All’inizio. Ma non dura. Un suono fioco. Si avvicina. Smette. Qualcosa tocca la mia mano. È un contatto leggero. Svanisce.

Un suono acuto, adesso. Viene verso di me. Silenzio, di nuovo. Qualcosa tocca il mio naso. Su e giù, come scorresse. Solletico. Fastidio. Che cosa è? Apro gli occhi, ma il buio resta.

Vorrei fermarlo, vorrei scacciarlo, ma non riesco a muovermi. Sono bloccato. Perché? Non ricordo. Ma il tocco continua. Continua.

Si sposta. Percorre il mio volto, dal naso alla guancia, alle labbra. Svanisce, finalmente. No. Si fa di nuovo suono, attorno a me, nel buio.

Due colpetti sordi, leggerissimi, poi ancora il ronzio. Mi avvolge la testa. La vista non c’è, ho solo tatto e udito.

E olfatto.

L’aria puzza. È pesante. È muffa. Come il ripostiglio della nonna, dove teneva i vasetti di salsa. E il quadro con la faccia del pagliaccio, quasi nascosto su uno scaffale. Magari l’avesse nascosto del tutto. Mi faceva paura. Ma non ci sono quadri, qui. Solo il buio.

Riprovo a muovermi: non riesco. Il corpo non risponde. Il suono si allontana per un momento, poi torna. Sembra ovunque. C’è il suono, e l’eco del suono.

E il ronzio è un trapano nella tenebra asfissiante. Occupa ogni cosa, colma gli spazi. Il buio si fa suono ed è un suono coi denti. Mi divora. Mi avvolge, mi strappa il respiro.

Silenzio.

Riecco il tocco sul naso. E il solletico. Molto solletico. Si sposta sullo zigomo, sale sulle palpebre. È sulla fronte, adesso. Solletico, sempre. Vattene, vattene! Ma non se ne va. Continua. E non posso fermarlo. Non posso muovermi. Sudo. Soffoco.

L’aria è calda, densa. Respiro melassa. Melassa in decomposizione. Muffa senza massa.

Ma il solletico torna ronzio. È attorno all’orecchio destro. È dentro il mio cranio. Mi distrugge. E smette, c’è di nuovo il tocco leggero, sulla pelle. Prude. Devo fermarlo, devo liberarmi. Non riesco. Non posso muovermi. Ho le braccia bloccate, sono tutto bloccato. Non ho spazio.

Sto impazzendo? L’universo è solletico, ormai. Non sento altro. Sul naso, gli occhi, la fronte, gli zigomi. Ovunque. E il ronzio. Solletico e ronzio. E prurito. Un prurito che mi strapperei la pelle.

Mi manca il fiato.

Tremo, mi contorco, sbatto contro il legno. Legno? Legno attorno a me?

Legno attorno a me. Mi blocca. No. Non voglio. Non potete. Non questo. Lasciatemi impazzire, vi prego. Non chiedo altro. Sarei libero.

Perché adesso capisco. Adesso la memoria vomita, nel buio che mi soffoca. Vorrei che fosse rimasta zitta. Perché ormai... È l’anticamera dell’inferno, l’orrore più grande.

Solletico, il mio corpo è solletico. E ronzio. Non ho aria; solo prurito, che non potrò mai grattare.

Ma perché proprio questo? Che colpa ho commesso? Lo meritavo davvero? O è solo un errore?

Sono stato malvagio, vigliacco, crudele? Tutto quello che volete, confesso, lo ammetto. Ma questo no, questo non lo potevo meritare. È troppo. Davvero. E se poi è soltanto un errore... Urlerei, ma non ho più l’aria. È l’incubo che non può essere descritto. È realtà. La mia realtà.

Perché dovevate proprio seppellirmi vivo assieme a una mosca?