Da Phersu a persona
È noto a tutti che la parola italiana “persona” deriva dall’identica parola latina, il cui significato era però “maschera”. È altrettanto noto che questa parola latina deriva dall’etrusco. Qualche dubbio in più potrebbe esserci sui passaggi intermedi, soprattutto perché al momento non è ancora stato trovato un testo etrusco in cui compaia l’esatta parola da cui sarebbe potuto derivare il vocabolo latino. O meglio, una parola etrusca esiste, ma farne derivare direttamente il latino persona presenta qualche difficoltà intermedia. Questa parola etrusca è Phersu.
Phersu è il nome assegnato a una figura che compare in alcuni affreschi etruschi nella cosiddetta Tomba degli Auguri, a Tarquinia. È un uomo muscoloso, che indossa una grossa maschera rossa, con una lunga barba nera che sembra far parte della maschera. Che nelle opere d’arte etrusche il nome fosse scritto accanto alle figure rappresentate è perfettamente normale: non accade sempre, ma nella maggior parte dei casi sì. Questa specie di etichetta ci informa sul nome che quella figura aveva tra gli etruschi, anche quando proveniva dalla mitologia o dall’epica greca. Phersu sembra essere una figura autoctona, appartenente alla cultura etrusca, qualunque fosse il suo ruolo. Era un individuo mascherato, questo sappiamo.
L’etimologia più comune fa derivare il latino persona direttamente dall’etrusco phersu, ossia dal nome della suddetta figura mascherata. Questo ci causa però qualche problema, se osserviamo il modo in cui altre parole etrusche sono cambiate, passando al latino. L’etrusco suplu (flautista, auleta) diventa in latino “subulo, -nis”. Allo stesso modo, l’etrusco maru era il nome di una carica pubblica: quale fosse di preciso è ancora oggetto di dibattito, ma di certo poteva avere anche applicazioni religiose, perché nel cursus honorum inciso sulle lapidi di alcuni etruschi si parla anche di maru bacchici. Sia come sia, la parola maru diventa in latino “maro, -nis” ed è così che la ritroviamo come cognomen di Virgilio, il celebre autore dell’Eneide: il suo nome completo è infatti Publio Virgilio Marone, forse perché uno dei suoi antenati aveva rivestito questa carica etrusca.
Si potrebbe portare qualche altro esempio, ma dovrebbe essere chiaro il modo in cui parole etrusche di questo tipo erano modificate per latinizzarle. In base a quanto abbiamo visto, da phersu sarebbe dunque dovuto derivare un sostantivo “*perso, -nis”, invece di persona. Come si spiega questa differenza?
Si può spiegare in modo molto semplice e diretto introducendo un passaggio intermedio. La parola etrusca assimilata in latino non sarebbe stata Phersu, il nome proprio di quel tizio mascherato, ma un ipotetico *phersuna, termine più generico derivato da quel nome proprio. Non è un arrampicarsi sugli specchi o una fantasia troppo azzardata, anche se a prima vista lo potrebbe sembrare.
In etrusco, il suffisso -na sembra essere stato usato per ottenere nuove parole da sostantivi già esistenti: queste nuove parole indicavano qualcosa che era proprio, caratteristico del sostantivo originario e potevano funzionare come aggettivi o come sostantivi, a seconda dei casi. Qualche esempio. Dalla parola apa (padre), abbiamo apana, che indicava qualcosa di caratteristico del padre, ossia di “paterno”. Dalla parola eleiva (olio) abbiamo eleivana, che indicava forse una caratteristica dell’olio, oppure un contenitore particolare usato per l’olio. Dalla parola spura (città) abbiamo spurana, ossia “cittadino, civico”. Allo stesso modo, dal nome proprio Pacha (Bacco) abbiamo pachana, ossia “bacchico”; il nome latino dei rituali dedicati a Bacco, ossia i baccanalia, deriverebbe proprio da questa parola etrusca. E così via, gli esempi sono numerosi.
Se è esistito davvero il sostantivo *phersuna, quale poteva essere il suo significato? Alla luce della parola latina che ne sarebbe derivata, ossia persona, “maschera”, *phersuna avrebbe indicato proprio la maschera indossata da Phersu come sua caratteristica distintiva. La maschera sarebbe stato ciò che era proprio di Phersu, ciò che lo identificava. È possibile?
Sappiamo ben poco di chi fosse questo Phersu e di che ruolo avesse nel mondo etrusco. Esistono ipotesi e teorie di ogni tipo, le più fantasiose delle quali lo collegano a Perseo e Persefone, in quanto tutti derivati da una ipotetica radice comune. Non mi pare il caso di discuterne in questa sede, perché è un problema che non ci interessa. Ciò su cui stiamo indagando qui è il suo nome e il legame con la parola latina persona. Qualunque cosa si nascondesse sotto la sua maschera rossa e barbuta lo possiamo anche lasciare perdere, almeno in questa occasione.
Phersu indossava una maschera. Persona significa maschera. Siccome un passaggio diretto dall’etrusco Phersu al latino persona sarebbe difficile da giustificare, soprattutto alla luce dei precedenti che rendono più probabile una mutazione da Phersu a *perso, invece che a persona, mi pare ragionevole ipotizzare l’esistenza di una parola etrusca *phersuna che indicava la maschera come caratteristica peculiare di Phersu e che funzionerebbe perfettamente come base per il latino persona.
È andata veramente così? Non lo sappiamo, perché al momento non è ancora stato trovato un testo in lingua etrusca che contenga l’ipotetica parola *phersuna. La sua esistenza sembra necessaria per spiegare il latino persona, ma per adesso non possiamo spingerci oltre la pura ipotesi. Forse il passaggio è stato davvero questo, forse la spiegazione è un’altra ancora. Solo il tempo ce lo potrà dire, assieme magari a un qualche ritrovamento archeologico fortunato.