La leggenda della Morte
Capitolo XV
I pellegrinaggi delle anime
Ci sono due pellegrinaggi che devono essere effettuati almeno una volta nella vita. Il primo è quello di Loc-Ronan, il giorno della Troménie; bisogna compiere tre volte il giro della zona dell’asilo di san Ronan. Il pellegrinaggio fallisce, se si gira la testa anche una sola volta durante il percorso. È anche importante seguire esattamente e passo per passo il percorso che fece san Ronan, senza lasciarsi scoraggiare da fossi, roveti o buche.
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Delle persone che hanno portato a termine la Troménie, isolatamente e per conto proprio, hanno sentito spesso dei fruscii tra le siepi o un rumore di passi sui sentieri, senza vedere nessuno. Erano le anime che si mettevano in pari, dopo la morte, per il pellegrinaggio che non avevano compiuto mentre erano in vita.
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Succede alle volte che il maltempo impedisca alla grande processione della Troménie di partire. In questi casi, però, campane misteriose cominciano a suonare nel cielo e si può vedere un lungo corteo di ombre profilarsi sulle nubi1. Sono le anime defunte che compiono quantomeno la cerimonia sacra. San Ronan le guida di persona e marcia alla loro testa, agitando la sua campanella di ferro2.
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Il secondo pellegrinaggio obbligatorio è quello di Saint-Servais (in bretone Sant Jelvestr-ar-Pihan). Se non si compie da vivi questo pellegrinaggio, si sarà condannati a compierlo dopo la morte. In questo caso, si porterà sulle spalle la propria bara e ogni giorno non si potrà procedere che per la lunghezza di quella bara.
Nel muro della chiesa di Saint-Servais si apre una cavità profonda. È da là che, concluse le proprie devozioni, i defunti torneranno sottoterra. È sufficiente infilare la testa nell’orifizio del buco per sentire il fruscio delle bara lungo le pareti e il rumore che fanno ruzzolando sul fondo dei pozzi.
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Oltre a questi due grandi pellegrinaggi obbligatori, nella Cornouaille della Côtes-du-Nord si menziona anche quello di Notre-Dame de Bulat; nella regione di Morlaix, quello di Notre-Dame du Relecq; nel Trégor, quello di Notre-Dame du Yaudet, alla foce del fiume di Lannion. Chi non ha compiuto quest’ultimo da vivo, è condannato a recarvisi tre volte dopo la morte3.
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Quando si fa voto, durante la propria vita, di visitare un santuario, si è tenuti a portare a termine il voto dopo la morte, se non lo si è fatto mentre si era vivi. Un defunto non può però andare da solo in pellegrinaggio. È necessario che si faccia accompagnare da una persona in vita. Comincerà dunque col tornare, all’ora della morte, ossia verso mezzanotte, presso uno qualunque dei suoi prossimi. Lo sveglierà parlandogli “attraverso il suo sogno4”.
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Se, al momento di partire in pellegrinaggio per un morto, ci si dimentica di cominciare inginocchiandosi sulla sua tomba, si avrà il morto sul groppone per tutta la durata del cammino.
Quando il morto per il quale si va in pellegrinaggio è uno “scomparso in mare”, e non c’è dunque una tomba nel cimitero, è sui gradini del calvario che ci si deve inginocchiare, prima di mettersi per strada.
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Jacquette Craz, di Lanmeur, pellegrina per procura, si è messa più di sessanta volte in viaggio per dei morti. Ogni volta che parte per uno di questi pellegrinaggi, va prima di tutto a inginocchiarsi nel cimitero, sulla tomba del defunto, e batte tre colpi su questa tomba con la piccola verga bianca, simbolo della sua professione, rivolgendosi al morto in questi termini:
«Voi avete fatto voto, mentre eravate in vita, in andare in pellegrinaggio in questo posto. Non ci siete andato. Per il riposo della vostra anima, ci andrò io al vostro posto. Siate con me, ma non camminate né davanti né dietro di me: rimanete al mio fianco.»
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Una volta, io ritornavo da Relecq, dove ero stata in pellegrinaggio per un bambino morto.
Ero partita da tre ore buone: non era ancora giorno, ma la notte era chiara e tutta piena di stelle. Mi avvicinavo a Morlaix, quando per tre volte vidi una veste bianca, come le hanno gli angeli nelle chiese, attraversare e riattraversare il sentiero davanti a me.
Poco dopo, mentre arrivavo al mulino della cartiera, avendo levato la testa verso il cielo, vidi tre stelle saltare, scostarsi, lasciare un grande spazio vuoto, come per fare spazio per un’altra che io non distinguevo affatto.
Ne conclusi che il mio pellegrinaggio era riuscito.
(Jacquette Craz, pellegrina. - Lanmeur.)
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LXXXV – Il pellegrinaggio di Marie Sigorel.
Un mattino, mentre mi alzavo, vidi entrare da me Marie Sigorel. Era una vicina che viveva dei pellegrinaggi che le facevano fare.
«Scusatemi,» disse lei. «Non vi ho forse sentita dire che avete fatto voto di andare a Saint-Samson5?»
«Sì, è così.»
«Volete che ci andiamo oggi assieme? Ho accettato di farci un pellegrinaggio per un bambino che avevano fatto voto di portare là e che è morto prima che il voto fosse stato portato a termine.»
«Santo cielo,» risposi io, «non domanderei di meglio.» Terminai qualche preparativo e partimmo.
All’inizio, tutto andò bene. Quando però fummo uscite dal territorio della nostra parrocchia, credetti di vedere che la signora Sigorel trascinava una gamba.
«Che succede, dunque?» le dissi. «Abbiamo fatto appena una lega e già sembrate affaticata.»
«Sì, è davvero insolito, non so cosa mi succeda. È come se avessi sulle spalle un peso che diventa sempre più greve, a mano a mano che io procedo.»
Continuammo ugualmente a camminare. A ogni istante, però, ero costretta ad aspettare che Marie mi avesse raggiunta. Girava la testa in continuazione, con un’aria inquieta.
«Che cosa guardate in questo modo?» le domandai.
Non ero molto rassicurata io stessa. Mi sembrava di sentire dietro di noi dei piccoli passetti, come i passi di un bambino6. Eravamo tuttavia completamente sole sulla strada.
«Forse voi non lo sentite?» disse Marie Sigorel in risposta alla mia domanda.
«Sì,» dissi io. «Che cosa potrà mai significare?»
«Non lo so. Forse faremmo meglio a fermarci. D’altro canto, io non ne posso più. Bisogna che slacci il mio corsetto. Mi sembra di sentirlo pesante come il piombo sulle mie spalle7.»
Ci sedemmo su un cumulo di pietre. Io riflettevo tristemente. Tutto a un tratto mi venne una ispirazione: «Marie Sigorel, siete stata a pregare sulla tomba del morto, prima di mettervi in cammino?»
«In verità no. Non mi è proprio venuta l’idea.»
«Oh, beh, allora tutto si spiega. Se voi foste andata al cimitero a invitare il bambino a camminare davanti a voi, noi non lo avremmo avuto alle nostre calcagna e voi non avreste avuto il peso del suo voto sulle spalle.»
«Ho commesso un grosso errore. Adesso però cosa posso fare?»
Avrei avuto grosse difficoltà a liberare dall’impaccio la signora Sigorel. Per fortuna, proprio in quel momento vedemmo sul sentiero una vecchia, che sembrava venire nella nostra direzione. Mi recai da lei e le esposi il caso della mia compagna.
«Siete una persona anziana,» aggiunsi. «Dovete avere fatto esperienza di tante cose. Datemi per favore un buon consiglio.»
La vecchia si girò subito verso Marie Sigorel. «Avete nella vostra tasca,» le domandò, «l’offerta da fare al santo?»
«Sì,» rispose Marie. «Ho i cinque soldi che mi hanno incaricato di mettere nel tronco.»
«Ebbene, infilateli nelle vostre scarpe, sotto la pianta dei vostri piedi, e recitate una preghiera per domandare a Dio di aumentare la beatitudine del piccolo angelo. Potrete allora continuare il vostro cammino, senza ingombro.»
Augurammo alla vecchia mille benedizioni. A partire da quel momento, Marie Sigorel camminò liberamente e il nostro pellegrinaggio si concluse nel miglior modo possibile8.
(Raccontato da Lise Bellec, sarta. - Port-Blanc.)
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Quando si prega per un morto in una cappella votiva o quando si assiste a una messa raccomandata alla sua intenzione, si vede il morto inginocchiato nel coro9. All’inizio è tutto nero, poi diventa grigio e alla fine dell’orazione o dell’offizio appare tutto bianco, di una bianchezza luminosa.
NOTE
1 - Cfr. l’Ankou sotto forma di nubi in Le Rouzic, Carnac, pagg. 138-139.
2 - Una visione di questo genere è stata annotata in uno dei registri della parrocchia di Locronan. “...E hanno i succitati dichiarato unanimemente di aver sentito dire dai loro predecessori (si tratta, senza dubbio, di invenzioni) che avevano visto uscire le dette reliquie con croce e stendardi, mentre le campane suonavano da sole, e avere compiuto la detta processione nello stesso giorno del detto giro...” Prendo questa citazione da un opuscolo dell’abate Thomas, che non la diede di persona se non in una forma abbreviata (Semaine religieuse de Quimper, 1887). Quanto ai detti che io riferisco qui sopra, mi sono stati forniti principalmente da una vecchia venditrice di frutta di Quimper, che non ho mai sentito chiamare che col suo nome di Naïc. Sono d’altra parte diffusi in tutta la Basse-Cornouaille.
3 - Ci sono altri pellegrinaggi obbligatori, per esempio il “giro delle reliquie” di Landeleau; se non lo si è compiuto da vivi, si ritornerà a farlo dopo la morte, con la propria bara sulle spalle e non si procederà ogni giorno che della lunghezza della bara (A. Le Braz, Les saints bretons d’aprés la tradition populaire; Annales de Bretagne, t. IX, pagg. 36-38). Cfr. di seguito, racconto XCII.
4 - È quanto ci mostra in azione, con una poesia piena di stranezza e mistero, la bella gwerz di don Jean Derrien (cfr. Gwerziou Breiz-Izel, t. I, pag. 120). Ecco il passaggio. Don Jean Derrien è coricato. Una voce gli parla nella notte:
«Don Jean Derrien, voi dormite sulla dolce piuma. Io, invece, non dormo affatto.»
«Chi viene dunque a fare questo suono alla mia porta, a quest’ora della notte? Sono tre notti da quando ho ricevuto l’ordinazione; da allora, non ho più dormito. Non so se sia l’azione dello Spirito malvagio o delle anime defunte.»
«Non è lo Spirito malvagio! Sono io... vostra madre..., quella che vi ha generato! Sono io, vostra madre, don Jean Derrien, che sono a fare penitenza! Sono condannata al fuoco e alla fiamma, se mio figlio Jean non viene in mio aiuto! Sono condannata al fuoco eterno, se non viene in mio aiuto don Jean Derrien!»
«Mia povera piccola madre, ditemi, che cosa c’è da fare per voi?»
«Un tempo, quando camminavo nel mondo, promisi di andare in Spagna, in Germania, di andare a san Giacomo di Spagna, di andare a san Giacomo di Turchia. Lunga è la strada ed è ben lontana da qui.»
«Mia povera piccola madre, ditemi, potrei andarci io stesso con la stessa efficacia?»
«Sarà efficace per me se ci andrete voi, tanto quanto se ci fossi andata io stessa.»
«Ebbene, mia povera piccola madre, vi verrò in aiuto. Dovessi morirne, ci andrò!»
Don Jean Derrien disse alla propria sorella, quando arrivò da lei:
«Preparatemi una dozzina di camicie, altrettanti fazzoletti e anche tre o quattro tricorni, perché si sappia che io sono un prete.»
Sua sorella Marie rispose a Jean Derrien, quando lo ebbe sentito:
«Adesso che ci avete fatto spendere tutti i nostri beni (per il costo degli studi), voi chiedete di lasciare il paese?»
«Tacete, sorella mia, non vi arrabbiate. È per la madre che ci ha generati. Vado a san Giacomo di Turchia, per mia madre e la vostra.»
«Tacete voi, fratello mio, e rimanete a casa. Manderò un messaggero (un pellegrino per procura) al vostro posto.»
«Un messaggero al mio posto non partirà affatto. Ho detto che ci andrò e bisogna che ci vada io...!»
Una versione più completa di questo gwerz, nel dialetto vannetais, è stata pubblicata negli Annales de Bretagne, t. I, pagg. 363-372.
5 - La cappella di Saint-Samson, a Pleumeur-Bodou (Côtes-du-Nord), attira molti pellegrini.
6 - Cfr. uno spettro di Carnac, Le Rouzic, Carnac, pag. 61: Una sera, un abitante di Beaumer incontrò due uomini che lui non vedeva, ma che sentiva molto bene; uno camminava davanti a lui, l’altro al suo fianco; quest’ultimo gli domandò se conoscesse le sue preghiere; alla sua risposta affermativa, gli dissero: Buon per te; senza questo, avresti visto cosa ti sarebbe successo.
7 - Cfr. Luzel, Contes populaires de Basse-Bretagne, t. III, pag. 205; La princesse enchantée.
8 - Si legge nella Vita di san Goulven (Dom Lobineau, Vie des saints de Bretagne, 1725, pag. 206) una leggenda analoga che è bene riferire qui.
Un uomo, dopo aver fatto voto, con uno dei suoi vicini, di andare in pellegrinaggio a Roma entro un certo tempo, aveva impegnato il suo vicino a rinviare, suo malgrado, e durante questo ritardo il vicino era morto. San Goulven ordinò al penitente di andare a Roma e di portarvi il cadavere del vicino, chiuso in un sacco di cuoio. Così fece. Fu però alleggerito per merito della sua obeissance, o piuttosto per merito di quello a cui la restituì; il peso divenne così leggero che non si accorse quasi più di portarselo dietro.
9 - Cfr. Luzel, L’île de Bréhat nel 1873; Revue de Bretagne, de Vendée et d’Anjou, t. X, 1893, pag. 351. Cfr. qui di seguito il racconto LXXXVIII.