Adriano - racconti e altro

Il gallo e il mago

Un padre aveva tre figli. Prima di morire li chiamò a sè e disse loro: Figliuoli miei, io non vi lascio grandi ricchezze. Però, quando sarò morto, con questa chiave aprite il tale armadio e vi troverete la fortuna. - Poco tempo dopo morì. E i tre fratelli non si ricordavano della chiave, che avevano consegnata ad un servitore fidato. Finchè ce ne fu in casa se la godettero. Quando poi furono al verde, loro venne in mente la chiave e le parole del padre. Andarono dal servitore a farsela restituire e, aperto l’armadio misterioso, trovarono un gallo morto. Dissero a una voce: Se è questa tutta la ricchezza, stiamo freschi; nostro padre ha voluto corbellarci. - Pure mandarono a vendere il gallo.

Il servo va in piazza. Era giorno di mercato e c’era molta gente. Si mette a gridare: Chi vuole comprar questo bel gallo? Chi vuole comprar questo bel gallo? - Gli si avvicina un vecchietto, ch’era un famoso mago, e compera il gallo a un prezzo esagerato. Poi chiama un suo garzone e gli dice: Va, portalo al tale forno a cuocere, e di’ al fornaio che non lo dia poi se non a chi lo domanderà a mio nome. - Il servitore aveva udito tutto, e tornato a casa, conta la storia e mostra le monete d’oro. I tre giovani dicono: Come va questa faccenda? O il vecchio è pazzo, o noi fummo schiocchi a vender il gallo. Per nulla nostro padre non ci ha detto che in quell’armadio avremmo trovato la fortuna. Adesso non rimane che andar dal fornaio e farsi dare il gallo. - Il più giovane disse: Andrò io. - Va dal fornaio e a nome del vecchio, chè intanto si era informato del suo nome e della sua condizione, si fa dare il gallo bello e arrosto. Tornando a casa l’odore dell’arrosto stuzzica l’appetito del giovane, e co’ denti dà di morso al gallo. Ma pareva sasso, tant’era duro. Allora egli piglia un ciottolo e picchia e picchia finchè l’arrosto è in pezzi, e con sua gran meraviglia vede uscirne un anello irrugginito. - Che sia d’oro? - pensa il giovane, e frega l’anello contro il ciottolo, e n’esce una voce: Che vuoi da me?

- Ah! adesso conosco dove sta la fortuna.

Corre a casa, frega l’anello, e questo domanda: Che vuoi da me?

- Voglio una stanza piena d’oro; voglio una stanza piena di bei vestiti.

E appena detto quello che desidera, tutto compare, e non manca che goderselo. Quasi pazzo per la gioia, il giovane si mette in capo di girar il mondo. Lascia la casa ed i fratelli, e si mette in via. Un giorno capita in una città dov’era un re. Questi aveva una figlia e l’aveva promessa in moglie a quello che avesse saputo innalzare un palazzo d’oro proprio di faccia al suo. Il giovane, che non s’era dimenticato l’anello, se gli presenta e dice: Io innalzerò il palazzo d’oro. - Il re, contento, dice: Fa pure, e avrai mia figlia in moglie. - Viene la notte, frega l’anello e questo domanda: Che vuoi da me?

- Voglio un palazzo d’oro di faccia a quello del re.

Ed ecco sorgere il palazzo. Il re, la mattina, fattosi alla finestra, vede la meraviglia, chiama a sè il giovane e gli dà la figlia in moglie. Di là a pochi giorni il re invita il genero a una caccia. Mentr’erano fuori, il mago, che aveva comperato il gallo e poi gli era stato tolto, si presenta alla figlia del re e le dice: Io sono un antiquario, e fo raccolta di anelli antichi. Se ne aveste alcuno, ve lo pagherei a gran prezzo. - Alla giovane viene in mente l’anello irrugginito dello sposo. Va nella sua stanza, lo prende e lo vende al mago. Questi subito se ne va via e giunge in un’isola lontana lontana. Quivi frega l’anello a un sasso.

- Che vuoi da me?

- Io voglio che il palazzo d’oro con entro la figlia del re sia trasportato in quest’isola deserta.

Detto, fatto. Quando torna il re dalla caccia, non trova più nè il palazzo, nè la figlia. Fuori di sè per il dolore, si volta al genero e gli dice: O tu mi ritrovi la figlia, o io ti fo ammazzare. - Il giovane promette che entro un mese l’avrà ritrovata, e parte. Strada facendo s’incontra nel re dei pesci e gli domanda se sa nulla del palazzo d’oro e della giovane rinchiusavi. Si radunano tutti i pesci e nessuno sa darne notizie. Va avanti e incontra il re degli uccelli e gli fa la stessa domanda. Si radunano tutti gli uccelli e l’aquila dice: Io ho veduto un palazzo d’oro in un’isola lontana lontana, ed entro c’è una giovane che non fa che piangere giorno e notte. - Ripiglia il giovane: Ebbene, prendi questa lettera e recagliela. - La lettera diceva: Io so che tu sei prigioniera di un potente mago. Ed è appunto quello a cui vendesti l’anello. Fa di rapirglielo. Quando l’hai, fregalo a un sasso e ti domanderà: Che vuoi da me? E tu rispondi: Voglio che questo palazzo torni là dov’era prima e che il mago anneghi in mare. facendo così tu sarai salva e rivedrai me e tuo padre.

L’aquila portò la lettera alla giovane, la quale, dopo averla letta, fece quanto le era ordinato. Il palazzo tornò al suo luogo e con esso la giovane; e il mago annegò in mare. Una mattina il re, fattosi alla finestra, rivide il palazzo d’oro, scese le scale in fretta e abbracciò la figlia e il genero, che gli venivano incontro, e con loro poi visse beato e contento.

Commento

Variante della storia resa famosa dalle Mille e una notte con Aladino come protagonista. Curioso il fatto che all’inizio ci siano tre fratelli, ma poi due di loro spariscono dalla scena e non vi si fa più alcun cenno, neppure nell’epilogo. D’altra parte erano i due fratelli maggiori e tutti sanno che nelle fiabe i fratelli maggiori combinano solo danni e sono comunque inutili.

Non è certo l’unica storia in cui un oggetto magico realizza i desideri del suo possessore e anche in questo caso il copione è sempre quello: l’eroe usa l’oggetto per creare un palazzo favoloso in cui va a vivere con la principessa di turno, poi perde l’oggetto e il suo nuovo possessore fa sparire palazzo e principessa, per giungere al lieto fine in cui l’oggetto magico è recuperato e tutto torna a posto. Curioso è che all’inizio fosse nascosto in un pollo morto e che il suddetto pollo debba essere arrostito per poter liberare l’anello. L’arrosto stesso è duro come un sasso, mentre per attivare l’anello bisognerà poi strofinarlo contro un sasso. Che ci sia un qualche significato specifico in tutto questo? Possibile, certo. Abbiamo già visto che volatili speciali possono essere arrostiti per ottenere qualche beneficio mangiando una parte del loro corpo. In quale modo tutto ciò potrebbe combinarsi in questa fiaba col motivo ricorrente del “sasso”, però, è un altro discorso.

Se ci sentiamo particolarmente avventurosi, potremmo tentare una interpretazione di questo tipo. In una fiaba bielorussa riferita da Dobrovol’ski troviamo un acciarino e un’esca: sfregando sull’acciarino, ne escono dodici giovani che domandano all’eroe cosa desideri da loro. In una fiaba dei fratelli Grimm, la numero 116 della loro raccolta, è necessario accendere una pipa per far apparire lo spirito che esaudisce i desideri. Che l’anello di questa fiaba fosse in origine solo un pezzo di metallo da grattare contro una pietra, per farne scaturire una scintilla? Il fuoco è necessario per ottenere l’oggetto magico, perché il pollo morto va arrostito: che ci sia stato nel corso del tempo uno slittamento nella immagine, col fuoco che precede l’uso degli strumenti per accenderlo, invece di seguirlo? Mistero.

Abbiamo il re dei pesci e il re degli uccelli, che svolgono il loro classico ruolo convocando tutti gli animali a loro soggetti e interrogandoli per ottenere le informazioni che servono all’eroe. Più spesso i sovrani animali sono tre (terrestri, acquatici, celesti), ma sono dettagli. La costruzione del palazzo d’oro, richiesta dal re per ottenere la figlia, potrebbe essere sia la classica sfida, dove l’eroe deve dimostrare il proprio controllo su poteri sovrannaturali, sia una variante sul tema del “prezzo della sposa”, da pagare alla famiglia della donna che si vuole sposare. Poco altro da dire su questa fiaba.