La leggenda della Morte
Capitolo XI
Le città sommerse
LXXI – La città di Is1
Dei marinai di Douarnenez pescavano una notte nella baia, all’ancora.
Conclusa la pesca, vollero levare l’ancora, ma tutti i loro sforzi combinati non servirono a issarla di nuovo. Era rimasta impigliata da qualche parte. Per liberarla, uno di loro, tuffatore ardito, si lasciò scendere lungo la catena.
Quando fu tornato a bordo, disse ai suoi compagni: «Indovinate a cosa si è impigliata la nostra ancora?»
«Mah, che ne so, a qualche roccia.»
«No. Nelle sbarre di una finestra.»
I pescatori pensarono che fosse impazzito.
«Sì,» continuò lui, «e questa finestra era la finestra di una chiesa. Era illuminata. La luce che ne usciva rischiarava per un bel tratto gli abissi marini. Ho guardato attraverso la vetrata. C’era una folla nella chiesa. Molti uomini e molte donne con ricchi costumi. Un prete si trovava all’altare. Ho sentito che si rivolgeva a un bambino del coro perché gli rispondesse durante la messa.»
«Ma questo è impossibile!» gridarono gli altri pescatori.
«Ve lo giuro sulla mia anima!»
Si decise così di andare a raccontare la faccenda al parroco. Ci andarono. Il parroco disse al marinaio che si era immerso: «Avete visto la cattedrale di Is. Se voi vi foste offerto al prete per rispondere durante la messa, l’intera città di Is sarebbe risorta dagli abissi e la Francia avrebbe avuto una nuova capitale.»
(Raccontato da Prosper Pierre. - Douarnenez, 1887.)
A Keryolet, vicino a Troguèr, sulla strada che da Plogoff porta alla Pointe du Raz, si vedono ancora le mura di cemento della città d’Is.
La città di Is si estendeva da Douarnenez a Port-Blanc. Le Sept-Îles sono delle sue rovine. La più bella chiesa della città si ergeva nel punto dove oggi si trovano le scogliere di Triagoz. È per questo che sono ancora chiamate Trew gêr2.
Tra le rupi di Saint-Gildas, quando le notti sono chiare e dolci, si sente cantare una sirena e questa sirena è Ahès, la figlia di re Grallon.
Di tanto in tanto, inoltre, campane suonano al largo dalla costa. È impossibile udire un suono più melodioso. È il suono delle campane di Is.
Uno dei quartieri della città si chiamava Lexobie. C’erano a Is cento cattedrali e, in ciascuna di esse, c’era un vescovo che celebrava la messa.
Quando la città fu sommersa, ogni abitante mantenne l’atteggiamento che aveva e continuò a fare ciò che stava facendo al momento della catastrofe. Le vecchie che filavano continuano a filare. I mercanti di tessuti continuano a vendere lo stesso pezzo di stoffa agli stessi acquirenti. Tutto questo continuerà fino a che la città non sarà resuscitata e i suoi abitanti liberati3.
Il primo ponte che si volle costruire a Douarnenez, sul braccio di mare di Pouldavid, crollò perché era stato edificato al di sopra del luogo esatto dove Dahut, figlia di Gralon – che è chiamata anche Ahès – fu spinta dal proprio padre tra i flutti, per ordine di san Gwénolé.
La dimora di Ahès si trova, dicono, a cento leghe dalla costa. È da là che percorre il mare cantando, accompagnata da una grande balena che non l’abbandona mai e che divora tutti i marinai che la sirena ha sedotto.
(Coulouarn. - Callac.)
Ahès o Dahut, figlia unica di re Grallon, continua a infestare il mare dalla notte in cui suo padre, per ordine di san Gwénolé, ve la scagliò. Soltanto, ha cambiato il proprio nome di Ahès o Dahut in quello di Mary Morgane. Quando c’è una bella luna al largo e il tempo troppo chiaro annuncia una tempesta in avvicinamento, la si sente cantare con la sua voce di sirena, come si dice in un vecchio gwerz di cui non si sono conservati che questi due versi:
Ahès, breman Mari Morgan,
E skeud al loar, dan noz, a gan.
[Ahès, adesso Mary Morgane,/ al riflesso della luna, nella notte, canta.]
(Raccontato da Tine Fouquet. - Île de Sein.)
LXXII – Mary Morgane4
Avevo circa dodici anni all’epoca e navigavo come mozzo a bordo di uno dei battelli pilota dell’isola. Un mattino, mentre incrociavamo un poco prima dell’alba nei dintorni dell’Ar-Men, in attesa delle navi della Flotta, che dovevano rientrare a Brest, noi vedemmo a un tratto, da babordo, il mare che era estremamente piatto e liscio incresparsi leggermente, senza che il minimo soffio di brezza ne avesse disturbato la superficie.
«Oh! Oh!» esclamò Tymeur, il capitano. «C’è una grossa bestia da quella parte!»
Noi pensammo che ne sarebbe emerso un qualche pesce enorme. Per questo fu tanto il nostro stupore, quando un meraviglioso busto di donna nuda si sollevò all’improvviso sopra le acque! Restammo per un istante a contemplarlo, come pietrificati. I suoi capelli di un nero intenso, separati in due fasce sulla sua fronte, sembravano scivolare dietro la sua schiena in una lunga treccia che faceva poi più volte il giro completo del suo corpo. La donna si teneva dritta, con le braccia che sostenevano il suo seno, e ci guardava fissa, senza dare l’impressione di spostarsi, tanto i suoi movimenti erano agili e fluidi. Si vedeva comunque che si stava avvicinando a noi.
«Ai remi, tutti!» ordinò il capitano. «E spingete forte!» Aveva la voce alterata. E io, io tremavo, non so perché, con tutte le mie membra. Raggiungemmo l’isola a forza di remi, senza più preoccuparci della Flotta.
«È una giornata perduta,» disse un uomo dell’equipaggio, quando fummo all’ancora nel porto.
Tymeur gli rispose con tono incollerito: «Avresti forse preferito perdere la vita?» Poi aggiunse, con tono più calmo: «Invece di lamentarci, facciamoci il segno della croce, ragazzi, per ringraziare Dio e san Gwénolé. Sono molto rari quelli che, dopo aver incontrato Mary Morgane, sono ritornati ancora vivi sulla terraferma.»
Scoprii in seguito chi fosse la misteriosa bella donna del mare. Poi, grazie al cielo, non l’ho più incontrata sul mio cammino.
(Raccontato da Tonton Rozen. - Île de Seine.)
LXXIII – I giardini di Ker-Is.
Un padrone di una barca e il suo mozzo erano andati entrambi a pesca. A metà strada dalla costa alle Sept-Îles, gettarono l’ancora. Faceva così caldo che nel giro di un’ora il padrone si addormentò. Era il momento del riflusso. Il mare si abbassò a tal punto che la barca finì per trovarsi in secca.
Grande fu la sorpresa del mozzo vedendo tutto attorno a sé non le alghe, ma un campo di piccoli piselli. Lasciò dormire il padrone, balzò a terra e si mise a raccoglierne più baccelli verdi che poteva. Ne riempì la barca.
Quando il padrone si svegliò, il mare era montato di nuovo. Fu davvero stupito nel vedere la barca piena di piccoli piselli e il mozzo che se li mangiava.
«Che cosa significa tutto questo?» domandò sfregandosi gli occhi, convinto di avere le traveggole.
Il ragazzino gli raccontò tutto. Il padrone capì allora che si erano ancorati nella periferia di Ker-Is, là dove un tempo i contadini della grande città si erano dedicati alle proprie colture5.
(Raccontato da Jeanne-Marie Bénard. - Port-Blanc.)
Mia madre ha visto la città di Is innalzarsi al di sopra delle acque. Non era che castelli e torrette. Nelle facciate si aprivano migliaia di finestre. I tetti erano luminosi e chiari, come se fossero stati di cristallo. Sentiva distintamente le campane suonare nelle chiese e il mormorio della folla nelle strade.
(Raccontato da Jeanne-Marie Bénard. - Port-Blanc.)
A Lomikel (Saint-Michel-en-Grève), nei giorni di maree molto forti, quando il mare svanisce lontano, si vede spuntare ancora al di sopra della sabbia la “croce rossa”, che sormontava il campanile più alto della città di Is.
(Marguerite Philippe6. - Pluzunuet.)
Quando sarà giunto il giorno della resurrezione per Ker-Is, il primo che vedrà la cuspide della chiesa o che sentirà il suono delle campane diventerà re della città e di tutto il suo territorio.
LXXIV – I mercanti di Ker-Is.
Una donna di Pleumeur-Bodou, scesa alla spiaggia per attingere acqua di mare in cui fare cuocere il suo pasto, vide d’un tratto emergere davanti a lei un portico immenso.
Lo attraversò e si trovò in una città splendida. Le strade erano fiancheggiate da negozi illuminati. Nelle vetrine erano esposte stoffe magnifiche. Ne aveva gli occhi abbagliati e camminava, a bocca aperta per la meraviglia, in mezzo a tutte queste ricchezze.
I commercianti erano all’esterno, sulla soglia della loro bottega. A mano a mano che lei passava davanti a loro, le dicevano: «Comprateci qualcosa! Comprateci qualcosa!» Ne era sbalordita, sconvolta.
Alla fine, finì per rispondere a uno di loro: «Come volete che faccia a comprare qualche cosa da voi? Non ho neppure un liardo in tasca!»
«Ebbene, questo è davvero un peccato,» le disse il mercante. «Comprando una cosa qualunque per un solo soldo di mercanzia, voi sareste riuscita a liberarci tutti.» Appena ebbe detto così, la città svanì.
La donna si ritrovò da sola sulla riva. Fu così sconvolta da questa avventura che svenne. Dei doganieri che stavano facendo la loro ronda la trasportarono a casa sua. Quindici giorni dopo, la donna morì.
(Raccontato da Lise Bellec. - Port-Blanc.)
LXXV – La vecchia di Ker-Is.
Due giovani di Buguélès erano andati nottetempo a tagliare alghe a Gueltraz, un’attività che è severamente proibita, come ognuno sa. Erano tutti impegnati nella loro attività, quando una vecchia, molto vecchia, si avvicinò a loro. Era piegata sotto un carico di legna morta.
«Giovani,» disse loro con voce supplichevole, «sareste molto gentili a portarmi questo fardello fino alla mia abitazione. Non è lontano da qui e rendereste un grande servizio a una povera donna.»
«Oh, figuriamoci, abbiamo di meglio da fare,» disse uno dei due.
«Senza contare che tu saresti capace di denunciarci alla dogana,» aggiunse l’altro.
«Che voi siate maledetti!» gridò allora la vecchia. «Se voi mi aveste risposto di sì, avreste resuscitato la città di Is7.»
E con queste parole, la vecchia svanì.
(Raccontato da Françoise Thomas. - Penvénan, 1886.)
La montagna di Roc’h-Karlès, tra Saint-Michel-en-Grève e Saint-Efflam, serve da tomba a una città magnifica. Ogni sette anni, durante la notte di Natale, la montagna si apre e attraverso la fenditura se ne intravedono le strade splendidamente illuminate della città morta.
La città resusciterà se si troverà qualcuno così ardito da avventurarsi nelle profondità della montagna, allo scoccare del primo rintocco di mezzanotte, e così agile da uscirne di nuovo, al momento in cui scoccherà il dodicesimo rintocco8.
NOTE
1 - Si veda P. Sébillot, Le folklore de France, t. II, pp. 41-59.
2 - I pescatori di Port-Blanc sono audaci etimologisti. Suddividono Trewger o Treoger, nome bretone di Triagoz, in Traou-Ker, letteralmente “la parte bassa della città”.
In Cornovaglia, nella tomba di un capitano morto in mare, si sente suonare la campana che faceva silenziare nel momento in cui la nave affondò (M. A. Courtney, The Folklore Journal, t. V, p. 189; W. Bottrel, Traditions and hearthside stories, pp. 277-278).
3 - Si veda Ch. Le Goffîc, Le Fureteur breton, t. VII, p. 137.
4 - Confrontate il nome della fata Morgain nei romanzi della Tavola Rotonda e della Morrigan dell’epica irlandese. L. A. Palton, Morgain la fée, Boston, 1903.
5 - Nel Viaggio di Bran, figlio di Febal (VII secolo), ciò che agli uomini sembra essere il mare è per le fate una pianura fertile e coperta di fiori (Selection from ancient Irish poetry, p. 6). La leggenda delle città inabissate potrebbe essere il punto di partenza di questa idea.
6 - Su questa celebre raccontatrice di storie e cantante bretone si veda Le Fureteur breton, t. V, p. 162; Revue Celtique, t. XXXI, p. 529.
7 - Il più antico accenno storico all’inabissamento di Is è fatta da Bertrand d’Argentré (L’Histoire de Bretagne, seconda ed., 1588), p. 94: “Alcuni hanno scritto che durante la vita di questo re (Grallon), la città d’Ys, presso Kemper, si inabissò e fu sommersa dal mare, e ancora oggi gli abitanti mostrano le rovine e i resti delle mura, così ben cementate che il mare non le ha potute portare via, dicendo che il re Grallon si trovava davanti a loro, quando andò in rovina. Sono disgrazie che sono spesso accadute in altri luoghi, per una simile sommersione del mare: e Dio risparmiò Loth da un evento simile. Ma di questo non c’è a sua testimonianza, né altro, che un’antica storiella passata di mano in mano.” Si trova la stessa leggenda, grossomodo negli stessi termini, anche in P. Le Baud (Histoire de Bretagne, 1638, pp. 45-46): “La loro grande città di Ys, situata presso il grande mare, così come si dice, fu in quei tempi e per i peccati dei suoi abitanti sommersa dalle acque che montavano da quel mare che oltrepassarono i propri confini, inabissamento da cui sfuggì miracolosamente il re Grallon, che allora si trovava in quella città: questo avvenne per merito di san Guingalreus, da cui era stato toccato in precedenza. Si dice anche che ancora ne appaiono le vestigia sulle rive di quel mare, che dall’antico nome della città è ancora oggi chiamato Ys.”
Presso Alberto Magno (Vie des Saints de la Bretagne Armorique, 1636) è san Gwénolé che salva Grallon dall’inabissamento imminente di Ys “di cui la causa principale è attribuita alla principessa Dahut, figlia impudica del buon re, la quale morì in questa catastrofe.” (ed. Thomas et Abgrall, p. 63).
L’inabissamento di Ys è un episodio del mistero bretone di san Gwénolé. A. de la Borderie (Historie de Bretagne, t. I, pp. 322-324) pensa che la leggenda di Grallon non sia molto antica; ne mostra il germe in un lai di Marie de France, Graelent Meur.
8 - Sulle città inghiottite nella Bassa Bretagna, cfr. Sauvé, Mélusine, t. II, col. 331-332; Proverbes et dictons de la Basse-Bretagne (Revue celtique, t. III, pp. 220-222). In Galles, si parla di una città sommersa sul fondo del mare a Caer Loda; sotto il Llyn Syfaddon c’è una città scomparsa di cui si sentono le campane (Rhys, Celtic folklore, pp. 74-207; cfr. 405). In un’altra leggenda gallese, un lago si sarebbe formato e una città sarebbe stata sommersa per colpa di una donna che aveva dimenticato di chiudere un pozzo che era necessario tenere sempre chiuso (Rhys, Celtic folklore, pp. 367-368, 377). In una triade del Myfyrian Archaiology of Wales (seconda ed., p. 404, 37), si dice che Seithynin, re di Dyvet, in un momento di ubriachezza, scatenò il mare sugli Stati di Gwyddno Garanhir; si incontrano questi Stati sulla postazione dell’attuale baia di Cardigan (J. Loth, Les Mabinogion, seconda ed., t. I, p. 276, nota 7; t. II, p. 310).
Nel Dinnshenchus irlandese, Board, moglie di Nechtan, colta da una curiosità fatale, è la causa dello straripamento di una fontana magica le cui onde si espandono fino al mare (Revue celtique, t. XV, p. 315).
In Scozia, due villaggi sarebbero stati inghiottiti dal lago Ericht (W. Gregor, Revue des traditions populaires, t. IX, p. 79).